Caro Carlo,
tu che sai ascoltarmi da vero amico, che ti prodighi nel darmi consigli ben ponderati e mai improvvisati, che ti preoccupi per me e per la mia vita, ti devo confidare una cosa, un fatto accadutomi, un evento che è riuscito a turbare giorni che credevo potessero scorrere con serenità.
Tu sai, fratello mio, che da un po’ di tempo a questa parte ero riuscito a trovare dentro di me una sorta di serenità interiore, una specie di tranquillità d’animo, che mi permetteva di affrontare le giornate a cuor leggero, senza particolari preoccupazioni, che anzi consideravo un lontano ricordo, e di cui non prospettavo un imminente ritorno.
Tu sai anche, fratello mio, che i turbamenti che più hanno segnato la mia storia di uomo, più di qualsiasi altro, sono stati i turbamenti d’amore, dei quali immaginavo, se possibile, una ricomparsa ancora più improbabile.
Da un po’ di tempo a questa parte ero, diciamo così, seduto su di una panca assai comoda, asciutta, ben intagliata e soleggiata, e mi ci trovavo molto bene.
Ecco, caro Carlo, da circa una decina di giorni, questa panca si è interamente trasformata, ed è mutata in una sorta di icona della scomodità.
Essa non è più asciutta, ben intagliata e soleggiata, al contrario è divenuta ruvida e scheggiosa, tutta ondulata, con solchi nel legno, un legno umido e freddo, che dà su di uno spiazzo buio e ombroso. Tutto questo, voglio che tu lo sappia, una ragazza l’ha causato.
Una ragazza di cui mi sono innamorato, sì, e giuro, ti giuro credevo non potesse in alcun modo accadermi una cosa simile, in questi giorni invernali così pieni di pensieri malinconici e noiose faccende da sbrigare.
La mia tranquillità, la mia serenità interiore, aah… Queste sì che posso dirle un lontano ricordo!
Ora sull’umida panca l’unica immagine che mi si prospetta costantemente è l’immagine di lei, dei suoi capelli biondi, dei suoi occhi verdi, dei suoi sorrisi, e ciò che mi turba profondamente è che da questa panca non riesco ad alzarmi, non riesco a muovere un passo.
L’unica cosa che so è che riuscirò ad alzarmi soltanto il giorno che la vedrò venire verso di me, il giorno che mi prenderà per mano e mi dirà di seguirla, il giorno che scompariremo insieme mano nella mano, e quel giorno, mio fedele amico, temo possa non arrivare mai!
Caro Carlo, questo è quello che mi è successo, e che mi sta succedendo.
So che con le tue parole saprai guidarmi nella migliore direzione.
Nel frattempo, tu che puoi, tieniti ben stretta la panca più comoda che hai, che quella scomoda arriva da sola, e soprattutto, quando meno te lo aspetti.
Maledetto dopo che mi hai detto che la tipa non esiste:D!
RispondiEliminaNo, non ho detto che non esiste, ho detto che appartiene alla mia immaginazione, ma ciò non esclude nulla ;-)
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