[1][2] ma nessuno degli intellettuali e ricchi industriali che incontrava poteva aver dato ad estranei il suo contatto privato.
Lo scorso mese il Cristo diede un party vegano nella sua abitazione milanese con gli amici dell’adolescenza – i coniugi di Cana, l’antipatico Giuda Iscariota, i dodici con cui da giovane faceva trekking fino al Cranio, la sensuale Lisa, la facile Maddalena dalla “erre moscia” – e il giorno dopo, svegliatosi solo (si sentiva ancora – seppur impercettibilmente – avvolto nei fumi alcolici dell’ottimo Barbera che aveva fatto sgorgare a fiumi dalle crete e dai vasi in maiolica del soggiorno) si recò nel bagno per togliere i rimasugli di una serata a conti fatti riuscita che stavano sui lunghi capelli e sulla folta barba. A torso nudo, il fallo e le cosce avviluppati in un asciugamano da ospiti in spugna bianco, le rughe profonde riflesse nello specchio ovale davanti a sé, sentì il telefono squillare: il primo cittadino di San Vito Lo Capo gli chiedeva uno dei miracoli che solitamente faceva davanti a capi di stato, magari accompagnato dal Papa. Si trattava di moltiplicare la quantità del pescato nel golfo di San Vito per vincere una sfida lanciata al sindaco della cittadina di Mazara del Vallo, da sempre uno dei centri più pescosi nell’intera Italia meridionale. Il Cristo, la cui agenda fitta fitta non permetteva appuntamenti di così poco richiamo internazionale, rifiutò cortesemente; fu però all’ora di pranzo che chiamate simili a quella precedente si fecero più insistenti e sempre più ridicole: un pastore sardo di Villaputzu cercava un aiuto divino per rintracciare la sua unica pecora nera, dispersa nelle montagne a ridosso del litorale; una ricca signora tedesca chiese a Gesù di poter resuscitare Gesundheit, un orribile gatto Sphynx che, per la rigida educazione ricevuta, miagolava appena sentiva un umano starnutire; un settantenne francese con la passione per la corsa di resistenza chiedeva di essere risparmiato dalle usuali contratture muscolari a livello vertebrale (si legga: “colpo della strega”) che lo falcidiavano quando, misero, tentava audaci piegamenti per allacciare le nuovissime Nike Lunarglide da ben 12 passanti regalate dal perfido genero. Il povero Cristo da quel momento non ebbe più libertà nelle sue giornate: e oltre alle telefonate ad ogni ora del giorno e della notte, vide affiggere in ogni via di Milano cartelloni che andavano ben oltre la discrezione usurpata dai manifesti contro cui Pier Paolo Pasolini manifestava il suo disprezzo il 17 maggio del 1973; [3] le pubblicità milanesi, di fatto annullando il diritto alla privacy, annunciavano miracoli suggerendo il numero fisso del Cristo stesso. Alla televisione non si parlava d’altro, tutti i talk show della rete nazionale trattavano della scelta giusta o sbagliata nel poter godere di un aiuto divino (in sovrimpressione il fatidico 02.884.62167).
Passarono poche settimane e la situazione per il figlio di Dio divenne insostenibile. Rinunciò a viaggi aerei per potersi spostare in un’altra città, anche extraeuropea: il solo pensiero che al check-in avrebbero controllato il suo passaporto lo mandava in panico; disdisse tutti gli appuntamenti ufficiali con alti prelati e uomini politici; la sera non si recava più alle feste e ai salotti della borghesia illuminata di Milano: dall’agenda in pelle martellata con cui venivano rivestite le più belle e costose Bibbie in vendita alle Librerie Paoline furono banditi i vari Fichera, Passera, Mattiuzzi; ben nascosto sotto cappucci ed abiti alquanto scuri si rassegnò a mescolarsi tra i giovani che ballavano al Tunnel e al Leoncavallo. Nemmeno andò più a fare visita a Sant’Ambrogio, che abitava nelle vicinanze dell’affollata Piazza Duomo.
Un giorno che si recava con la metropolitana a Gorgonzola per incontrare un eccentrico ma fidato critico d’arte, Gesù (nascosto sotto abiti stranamente kafkiani nel loro apparire allo stesso modo brutti e anonimi) sentì che tra i cittadini milanesi e dei comuni limitrofi [4] era in atto una sorta di insurrezione per attaccare il suo appartamento, bloccare lui e fargli esaudire qualsiasi prodigio che fosse stato richiesto da ogni uomo. Il Cristo, impaurito, se ne tornò a casa guardandosi bene le spalle e, finalizzato che nessuno lo aveva seguito, decise che sarebbe scappato dalla città per dirigersi verso il nulla assoluto, lontano dalle luci e dal frastuono urbano. Chiamò a sé il bandito Giuliano e Renato Vallanzasca, i soli che, per fisionomia e carattere, gli ricordavano i due ladroni che aveva a fianco quel giorno in cui venne messo in croce, e li costrinse a creare un equipaggio per fuggire sulle correnti del Lambro, in modo tale da incrociare l’Adda ed infine sgorgare sull’imponente Po, diretto al Mar Adriatico. Fu così che, dopo un viaggio tutt’altro che monotono,[5] il battello navigava quella sera spedito sul Po, in prossimità del mantovano: Gesù Cristo stava sul ponte, pensando agli imprevisti che gli erano capitati recentemente; guardò le insenature su cui giovani improvvisavano feste con strumenti musicali all’ombra di un falò. Si stupì del silenzio attorno a sé: gli alberi erano spiriti che oscillavano i loro rami nell’oscurità e le onde sbattevano lentamente ogni tanto intrattenendosi con la brezza fluviale; infine il Cristo si commosse nel vedere come quella notte
[1] In occasione della proiezione della pellicola restaurata de Il settimo sigillo al Festival di Berlino nel 2004.
[2] La conferenza fu indetta dal filosofo ed ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari per la vittoria della Palma d’oro 2009 di A serious man: al convegno, anche Emanuele Severino, Matteo l’Evangelista, Gianni Vattimo, Philip Roth, Alberto Asor Rosa, l’apostolo Paolo e il regista americano Woody Allen.
[3] Si intende l’articolo “Il folle slogan dei jeans Jesus” dapprima inserito nel Corriere della Sera e poi nella raccolta di saggi Scritti Corsari del 1975: l’intellettuale italiano rifletteva sulla reclame avente come protagonista un fondoschiena femminile inguainato in short di jeans della marca Jesus su cui stava la scritta “chi mi ama mi segua”.
[4] Questi secondo l’elenco telefonico meneghino i “comuni limitrofi”: Cormano, Bresso, Novate Milanese, Cusano Milanino, Baranzate, Buccinasco, Assago, Corsico, Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Bollate, Cesano Roscone, Rozzano, Paderno Dugnano, Pero, Opera, San Donato Milanese, Cologno Monzese, Vimodrone, Senago, Nova Milanese, Settimo Milanese, Basiglio, Muggiò, Segrate.
[5] Ci riferiamo alla conformazione del paesaggio fluviale nel lombardo-emiliano: ricco di rapide, passaggi navigabili e molte zone secche: in questi casi la ciurma si ritrovava, come nel celebre film di Werner Herzog Fitzcarraldo, a trascinare la barca mediante funi su binari improvvisati con detriti lasciati sul letto del fiume.
la trama l'hai fatta così bene che regge solida cose belle pesanti, come il cazzo di Gesù o lui che si imbriaga, e altre cose blasfemissime, che figata! è come pitturare di rosa dei proiettili e sostenere che sono cmq rosa sparandoli sulla folla !!!! hahaha grande Nico
RispondiEliminaoriginale!
RispondiEliminapazzesca l'idea di fare un racconto su Gesù, da quell'incipit! geniale veramente!! :)