[Domenica sera nella fretta di correggere e stampare il racconto ho dimenticato di copiare proprio la frase contenente l'incipit. Sbadataggine. E' inserito alla fine del racconto. E tra parentesi, visto che ci siamo: il "ve ne prego" non mi piaceva molto. Il mio personaggio mentre chiede altro tempo lo fa con violenza, spezzando una penna tra le mani. non poteva pregare il suo caporedattore con quel "ve ne prego"! Gionata è orgoglioso, la sua stessa natura gli impedisce la supplica.]
Gionata pensò che ispirazione era una parola importante, formata da più lettere del consueto.
Suonava lontana e potente.
Si diceva che i grandi poeti della storia avessero agito sotto dettatura del proprio inconscio, o indotti alla scrittura sotto l'effetto di una qualche sostanza chimica che immunizzava la risposta neuronale.
Trovare ispirazione nell' aumento del prezzo della benzina o nelle manovre economiche del nuovo governo era difficile. Gionata si sentiva proiettato in una di quelle epoche future di cui molti film avevano provato a fantasticare.E pensò che di certo mancava a questi film tutto il crudo realismo a cui era stato preferito la mirabolante tecnologia.
L'era grigia aveva avuto inizio nel momento in cui la madre aveva consegnato a Gionata le chiavi di casa e il biglietto del trasporto locale, con cui per la prima volta egli avrebbe dovuto raggiungere, non accompagnato, il centro urbano.
La prima volta che mise piede sul mezzo vide schizzare la sua infanzia in un luogo remoto, remotissimo.
Entrato in uno spazio temporale che non gli apparteneva, Gionata decise di ricercare quello che aveva perso. Ovvero la visione del mondo in alta definizione. Cos'era successo al mondo? Dove erano finite le tonalità del rosso?
Il cemento aveva uniformato lo spazio comune a rischio di causare qualche incidente.
Il cielo e l'asfalto si erano uniti e Gionata, non capendo che il cielo è azzurro solo quando lo disegna un sognatore, era andato a sbatterci il naso.
Gionata per vivere scriveva, trattava tematiche quotidiane di forte rilievo, spesso si trovava a scrivere di geniali manager, famosi economisti e mirabolanti medici che salvavano vite umane.ù In realtà pensava che gli scrittori avessero salvato la sua, di vita. Un libro era un rifugio dove Gionata poteva vedersi tornare bambino, tremante alla fermata dell'autobus, stringere tra le dita il primo biglietto verso la maledizione.
Una volta sceso da quell' autobus aveva arricciato le narici, causa improvviso tanfo proveniente dal tombino su cui aveva posato il piede.
Si chiese perché li intorno non ci fosse neppure un albero. Pensò che la natura la vedi in Tivvù solo quando passano Geo and geo.
Così aveva cominciato il suo catalogo della città che non c'era, ma che ognuno avrebbe desiderato e nessuno aveva il coraggio di pretendere.
Ogni qual volta si fermasse a chiedere consiglio, convincendosi che era il caso di chiedere l'opinione di chi abitava con lui, i passanti lo fissavano con aria seccata e le mamme ritiravano spaventate i figlioli, turbate dall aspetto inconvenzionale di Gionata.
Nessuno poteva capire che ogni parola che Gionata scriveva sul taccuino di pelle nera, era un timido germoglio che spuntava dalla costosa Louis Vuitton di una passante.
Assistette stupito alla crescita di una rigogliosa pianta di prezzemolo che aveva trovato humus nell' orecchio di un imperturbabile poliziotto.
I bambini sorridevano divertiti nel vedere carote, zucchine e dalie spuntare dalle fessure dei Sanpietrini, e udirono distintamente il frastuono di uno stormo di chiurli risvegliati dalla rapidità di quella primavera.
Più Gionata scriveva, meno la gente si interrogava sul carovita ed il bollo dell'assicurazione da pagare alla scadenza del 2011.
Lo spread era una rara specie di rabarbaro britannico, il Bundt un alce rossa proveniente dalle foreste germaniche.
Gionata alzò gli occhi estasiato verso il sereno alce che placidamente brucava un cespuglio di mirtilli, ma venne bruscamente richiamato da uno squillo insistente.
"Pronto G., il pezzo doveva essere pronto per le tre!"
"Sig. R. posso spiegarle, io cercavo l'ispirazione... l'ho trovata.. ma non quella che intendeva lei...io.."
"Ma quale ispirazione bisogna trovare per un articolo di economia?Il tempo scorre e il giornale deve uscire, con o senza di lei. Le do tempo un ora, se no puo' pure pensare di non rimettere più piede qua dentro."
Il signor R. interruppe bruscamente la chiamata.
Gionata pigio' inutilmente il tasto termine di chiamata, osservò il vecchio taccuino e il fitto intrigo delle sue ultime divagazioni, e lo ficcò in borsa.
Il grigio del cielo aveva acquistato una leggera sfumatura color topo. Si morse le labbra, indizio rossastro nell' intero paesaggio del suo volto.
"Dannazione" -mormorò stringendo tra le dita la bic mangiucchiata, fino a spezzarne la plastica consumata - "datemi... tempo... fino a stasera! "
Chiuse gli occhi ed immagino che le persone che gli camminavano intorno stavano sorridendo rallentando il passo, chiacchierando amabilmente con chi condivideva lo stesso pezzo di strada, anche se non era suo amico su facebook. E neppure un followers di twitter.
wow! quanto lo leggevi all'inizio ho pensato subito che non è bello applicare la letteratura alla vita:D, ma riprodurre la vita nella letteratura!
RispondiEliminaEvviva me gusta questo gabbiano!
Jonatan guardava i suoi compagni gabbiani che si ingozzavano e gozzovigliavano. Perchè secondo la comunità questo era ciò che un gabbiano doveva fare nella sua vita. Ma Jonatan si dilettava in voli pirotecnici che mai nessun altro gabbiano avrebbe osato riprodurre nei cieli. A cosa servono le ali se poi vivi come un pollo?
RispondiEliminami piace molto. moltissimo.
RispondiEliminaquando ficca il taccuino in borsa, è come una dichiarazione di tregua.
Fino alla prossima volta che Gionata riprenderà a scrivere come si intende lui! :)
comunque gionata non è affatto trendy
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