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lunedì 19 dicembre 2011

Curiosità

Di notte l'unica luce a bordo era quella della timoniera illuminante i volti dei timonieri; il resto era immerso nelle tenebre. Chiunque avrebbe temuto il mare notturno, buio, profondo e imperscrutabile. Ma Andreas no. Si era imbarcato la prima volta a quattordici anni, e a distanza di dieci anni il mare notturno era per lui come una culla in cui ristorarsi.
Era mezzanotte di una fredda ma placida notte invernale, e Andreas era sul ponte, a fumare una sigaretta e a pensare. Pensava a tutti i viaggi che aveva fatto, a tutte le terre che aveva visto, alle donne che aveva conosciuto nei porti in cui si era fermato, a Ester, che gli era rimasta così impressa nella mente e nel cuore, e che probabilmente non avrebbe più rivisto.
"Ti piace il mare, ragazzo, vero? Io lo amo. Come niente al mondo. Soltanto la musica è all'altezza del mare." Una voce profonda colpì Andreas alle spalle. Il ragazzo si voltò. Un uomo, con una giacca di seta e un grande fiocco all'anarchica lo fissava. Era un passeggero, sicuramente. Nessun marinaio poteva permettersi vestiti del genere. Nonostante il suo aspetto elegante, aveva tuttavia qualcosa di insano. Era magro, quasi smunto. "Si.. mi piace..mi fa sentire a casa."
L'uomo lo guardò e annuì, gli chiese poi un pò di tabacco e si sedette sulle funi arrotolate con un fare menefreghista che irritò alquanto il giovane marinaio.
Ora che questo strano tizio gli aveva rivolto parola, Andreas voleva scoprire tutto di lui. Chi era? Da dove veniva? Dove andava? Cosa faceva? Provava una assurda curiosità per questo sconosciuto, come quando approdava in una città che non aveva mai visto e non vedeva l'ora di scendere dalla nave per scoprirla tutta.
Ma quel silenzio era fastidioso. Andreas stava per romperlo, per domandare qualcosa, ma lo sconosciuto lo anticipò chiedendogli: "dimmi, marinaio, quali luoghi hai conosciuto nei tuoi viaggi?"
Andreas prese a raccontare le assolate spiagge del mediterraneo che aveva visitato: la soleggiata e popolosa spagna, con le ragazze che ridono e ti portanoa ballare nei locali del porto, le profumate spiagge del Marocco, gli astuti mercanti dei bazar africani, la bellezza della terra d'Egitto, e la ricchezza delle antiche costruzioni della città di Istambul. Là, in quella città antichissima aveva incontrato Ester. Raccontò, a questo sconosciuto di cui non sapeva neppure il nome, di quando al mercato aveva notato una venditrice di arance dai profondi occhi neri. L'aveva conosciuta, ed amata. Ma poi era dovuto ripartire, ed aveva ignorato la parte di cuore che gli diceva di abbandonare la nave e rimanere in quella città per sempre. Non ce l'avrebbe fatta. Amava troppo il mare, l'aria salmastra che ti secca la pelle, il cullare delle onde, la profondità del silenzio notturno e la turbolenza delle tempeste.
Lo sconosciuto fissava le onde buie, ma lo ascoltava con attenzione. Andreas narrava e ogni tanto l'altro gli chiedeva di raccontargli dei particolari. Passarono ore, fino a quando non arrivò l'alba, e con essa, l'approdo nel porto di Genova.
" E' giunta l'ora di separarci mio giovane amico. Devo scendere qui, e tu devi continuare il tuo viaggio."
disse l'uomo dalla voce profonda. Andreas lo guardò, con aria mesta "tu sai tutto di me e io non conosco nulla di te, neppure il tuo nome. Dimmelo, ti prego, ché io sappia chi sei, e dove stai andando."
"Il mio nome è Albert. Dove sto andando non lo so. Dove ci siano storie da raccogliere e da raccontare."
Era chiaro. Non servivano altre spiegazioni per Andreas, aveva compreso.
I due amici fumarono l'ultima sigaretta insieme e poi si separarono, con un ultimo sguardo di intesa, consci del fatto che solo il Destino avrebbe potuto farli riincontrare.

6 commenti:

  1. Me lo sono immaginato uguale a Hugh Efner l'itinerante raccoglitore, la chicca è che non è una figura romantica ma decadente wow!

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  2. troppo buono, Pippo!
    Quando ho scritto questo racconto in realtà ho immaginato Albert in modo molto definito, fisicamente,e caratterialmente, come l'acuto ascoltatore delle peripezie umane, che per sua natura stessa è prezioso ma anche sfuggente, inafferrabile, e per questo affascinante.
    Ecco, il resto è venuto da se'.
    Andreas, "c'est moi".

    A presto, quando il Circo(di)lino ci farà rincontrare! :)




    ps. in realtà la protagonista di questo racconto è la sigaretta.

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  3. minchia io avrei detto la profondità del buio mare in contrasto con l'inesattezza dei rapporti di comunicazione umani....

    :(

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  4. hm.
    Si.
    Anche.In parte, è quello che volevo esprimere.Cioè. Quello che sento.
    Si.
    Ci sta perfettamente, Pippo.

    Mah poi secondo me il bello dei racconti è che ognuno ci legge un qualcosa di particolare, lo dicevamo oggi io e Khorakané che è come i quadri. Mentre il pittore li dipinge, non pensa alle interpretazioni che verranno date.

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  5. Vero, nel gioco del "scrivi riguardo un tema in un minuto qualcosa" quando il signore dei frattali scrisse INFUSO per il tema INFUSO è stato geniale, perchè cmq è la cosa piu' semplice e diretta!

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  6. il tuo racconto lascia parecchio lavoro all' immaginazione! un pò come le opere d'arte, ne parlavamo all'atelier. Chi le crea non ci vede dentro neppure una virgola di quello che invece il critico d'arte vi attribuisce dopo;)

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