L'incipit della settimana

ELABORATO TESTUALE DI TOT PAROLE: "L'antico vaso andava salvato"
STRINGA AUDIOVISUALE DIGITALE PROVENIENTE DA QUALCHE SERVER: "Youtube"
RETTANGOL CARTPLASTIC CONN'IMMAGIN STAMPAT QUAS BEN:"Perdita di tempo"
Ctrl+c, Ctrl+v, STAMP-E-PORT-LE-FOGL:"Glutammati sto sodio"

lunedì 13 giugno 2011

Il fiammifero


Si alza il sipario...Ora si alza.....Dovrebbe alzarsi, perchè non lo fa?....Dovrebbe farlo, si, dovrebbe proprio.
Questo spettacolo è un intoppo dietro l'altro, prima il regista, i costumi, poi il casino con le prenotazioni ed ora il sipario. Questo maledetto sipario che non si alza. Quanto è passato? Avremmo dovuto iniziare no? Quanto è passato? Potrei bruciarlo questo sipario...No, forse non è una buona idea, decisamente no. Avrebbe dato inizio ad un incendio decisamente fuori controllo, era tutto di legno, il teatro.
No, poi potrebbe morire qualcuno, come quando aveva dato fuoco ai costumi di scena, povero regista, non era così antipatico...però l'incendio era stato bellissimo, tutti quei colori diversi che si univano in un arancione crepitante, con fiammelle gialle e rosse, ed anche qualcuna verde e qualcuna blu.....peccato per le urla di dolore del regista, aveano rovinato tutto.
Le urla avevano rovinato anche l'incendio diquella casetta in periferia...sfortuna ha voluto che la tizia che si occupava delle prenotazioni vivesse li con la famiglia....forse era lei l'incaricata del sipario, boh....forse...
Stupido sipario, quell'ammasso informe di velluto rosso fluttuante ricorda vagamente il fuoco, chissà come brucia il velluto...
Certo che sono proprio belli i fiammiferi, mi piace come il fuoco divora prima quella cosa rossa sulla punta per poi passare al legno....
Beh, brucia proprio bene il velluto....peccato per tutte queste dannate urla......

L'umano si crepa; l'umano si cuce

Si alza il sipario,
si abbassano i lumi,
si assopisce il respiro,
di quel che ne rimane.

Gli aliti di questa notte d'inchiostro
puliscono polveri di cervello,
oggi stanco
domani, incerto.

Si lascia il disturbo allo stomaco,
parlare.
Di ciò che narra,
la ragione poco sa.

L'umano si crepa,
l'umano si cuce.


Pigra nel cuore;
ed è salutare quiete,
nessun lancio d'impeto,
ma nessuna perdizione.

Così si va,
tra brandelli d'arte e
binari retti.
Mani sporche e sentire vergine.

Il metodo Stanislavkij

Si alza il sipario. Si abbassano lentamente le luci sul pubblico. Molti attendono con trepidazione l'inizio della commedia, alcuni sbadigliano, altri si accomodano ai loro posti. Io salgo sul palco, non li guardo. Non posso guardarli, mi distrarrebbero. Arrivo al segno che mi hanno lasciato, laddove un cono di luce mi illuminerà. Chiudo gli occhi. Cerco l'ispirazione. Rifletto. “Ridi pagliaccio... che ognun'applaudirà!”. L'attore altro non è che un contenitore. Ogni sceneggiatore lo riempie con emozioni, pianti, risa, aspettative, sogni. Il regista ne tira i fili, come un burattinaio ne decide i movimenti, la postura, i gesti, i toni. Sul palco non sono più io. Abbandono tutte le mie delusioni, la mia personalità. Mi svuoto per far spazio al personaggio. Qualcuno potrebbe dire che sono un falso. Si, lo sono, lo ammetto. Il mio lavoro è così emotivamente provante che non so più dove finisce il personaggio e dove inizia la persona. Quanti di voi però sarebbero in grado di dirlo? Guardatevi dentro, spettatori critici e attori inconsapevoli delle vostre vite. Quanti di voi possono dire di non indossare una maschera nella loro vita quotidiana? Quando sorridete al tabaccaio che vi sta antipatico, quando annuite ad un capo col quale non siete d'accordo, quando tacete davanti ad un sopruso.

Un giorno ho visto un bambino ridere di gusto sotto il solletico di suo fratello, io no, io non riesco più a ridere.
Un giorno ho visto una donna piangere dopo un litigio con il suo fidanzato, io no, io non riesco più a piangere.

Io governo la finzione, mi ci guadagno da vivere. Non pensate però che fra la gente io sia diverso. Sorrido mentre compro il giornale, mentre faccio la fila alle poste, quando prendo un caffè al bar. Il vuoto però mi strazia dentro. Mi piacerebbe dire che tutto quello che provo è a causa di una donna o a degli affetti mancati. Invece no. Per comunicare emozioni sulla scena ho dovuto privarmi delle mie e spogliarle di ogni significato. Per piangere ho dovuto maltrattarmi portando alla mente tutti i miei più brutti ricordi, per ridere ho dovuto rivivere tutte le situazioni più piacevoli. Ad un certo punto tutto è diventato automatico. Non avevo più bisogno di pensare a nulla. Ho iniziato a provare sensazioni a comando, quando lo sceneggiato lo richiedeva. Dannato il metodo! Sono il pupazzo di un ventriloquo, un maledetto morto vivente.

Cerco l'ispirazione. Rifletto.

Alzo lo sguardo, si accendono le luci. Sorrido. Inizia la commedia.

lunedì 6 giugno 2011

Anche Giulio Cesare mangiava da Mc Donalds

“Rispondi! Dove sono le caramelle rispondi!!” Ancora quel cazzo di momento! Non poteva ogni volta! Sempre alla mente quell’attimo.
E’ assurdo.
Lui e quello spocchioso del suo nipote. Figli di quei due irrispettosi.

“Pu” un bel giallone si incassa in toto l’impatto con il suolo.

“Nonno le caramelle! Mavaffanculo”.

Nonno Thomas stringe nella mano sinistra una caramella al pino. Adesso la mangia. Ne ha una voglia fottuta. Poi sarà la pace dei sensi….”Già me la gusto!”
Peccato per quei merdosi ricordi che prendono a schiaffi il cervello.

Non c’era niente da fare.
Era appunto così. Ogni volta. Sempre quando scartava una delle sue caramelle preferite: dure ma dal morbido ripieno al gusto di pino; gli tornava alla mente quel giorno in cui, stufo e con i coglione traboccanti, assestò un ceffone a quel macina palle di suo nipote.
Vagli a spiegare a quei ritardati dei suoi genitori…

sberla correttiva!
Non avrò mai il coraggio di toccare mio figlio!
E’ ritardato!
Deve crescere!
Lo vizi!
Ma gli voglio troppo bene!
Gli serve una dritta con un bel rovescio vedrai come impara!
Papa’ non toccare mai più mio figlio!

“Fanculo. Se questa è la famiglia del 2011 mi fa cagare. Nossignore qui non ci sto! 70 anni? Sono i nuovi 50.
Non ho bisogno di voi idioti pusillanimi del cazzo. Ho visto la guerra io. P&%$£a la Madonna!”

Non sentiva sua figlia da 10 anni ormai. Si era ritirato a vivere in montagna, in una casetta che si era preso in un buco di culo di posto.
Dieci anni e ancora non riusciva a gustarsi la sua caramella preferita.
La dolcezza della caramella e l’amarezza della vita. Che mix schifoso.
Ma questo non lo accettava il vecchio Thomas.
Era troppo orgoglioso per ammetterlo.
“Sto bene così. Parenti serpenti. La famiglia è una vita di compromessi. Meglio un cane come figlio che una figlia cagna…”
E altre cazzate del genere che avevano il compito di spazzare via i momenti amarcord.
“Se lo scorda che la chiami quella stronza! Non mi rivede più, neanche da morto.”

Ed eccolo qui con una caramella stretta nella mano sinistra e un biglietto aereo per Honolulu nella destra.

L’autoparlante dell’aeroporto di Villafranca chiama il suo volo.

Doveva andare via. Non gli bastava più la casetta nel buco del culo del monte. Le sue caramelle erano troppo amare.

Sua figlia non si faceva sentire da anni. Nemmeno per Natale.
Se dovesse stare alla parola data non avrebbe nemmeno presenziato al suo funerale.
“Cancellare dalla propria vita suo padre, che stronza!”

Scuote le spalle, come per liberarsi dalla polvere.

“Honolulu arrivo!”

Si infila in bocca la caramella…e…Il gusto di pino pungente come il ghiaccio.. quel sapore delizioso…. che gli invade la gola, il naso, la mente…

Nessun pensiero negativo per un attimo… finchè non si accorge di avere sete.

domenica 5 giugno 2011

Il sogno


"Rispondi, dove sono le caramelle? Rispondi!!" Quegli ecoterroristi avevano colpito ancora, tutto il carico di caramelle era andato perso, l'avevano rubato. Quel lungo viaggio era stato inutile. Le caramelle ormai si estraevano solo oltre l'oceano, in quel posto inospitale, e bisognava trasportarle fino al "continente", un viaggio lungo e logorante. Gli ecoterroristi sostenevano che bisognasse passare a forme di energia alternative, poichè la combustione degli zuccheri stava portando il pianeta verso una fine precoce; la CO2 prodotta stava saturando l'atmosfera, dicevano; presto non ci saranno più caramelle da estrarre, dicevano; il pianeta si stava riscaldando, dicevano. Io non mi ero mai posto il problema, ero semplicemente il capitano di una nave, che solcava quella distesa liquida immensa per trasportare quello che gli dicevano di trasportare. Mi avevano sequestrato la nave, il carico, e di conseguenza tutti i soldi che ci avrei fatto, non ero affatto contento. E poi non ci credevo a questa storia, i capi politici sostenevano che le miniere di caramelle sarebbero durate per centinaia di anni ancora, e le equipe di scienziati del governo rassicuravano tutti riguardo il surriscaldamento del pianeta ed il livello di CO2; io credevo a loro, perchè avrebbero dovuto mentire? Non avrebbe proprio alcun senso. "Rispondi, dove sono le caramelle? Rispondi!!" Il mio capo continuava a ripetere la stessa domanda in continuazione. "Le hanno rubate" dissi per l'ennesima volta, "Insieme alla mia nave".

sabato 4 giugno 2011

Pizza ad omicidio

“Rispondi, dove sono le caramelle, rispondi!”. L'aria in quella stanza ormai si tagliava con un coltello. “Allora, tirale fuori!” disse la signora Mc Lindsey verso la signorina Faraday. Tutti si trovavano intorno al massiccio tavolo di mogano, a parte uno ovviamente.

Tutto era iniziato con un invito a cena, fra i cinque invitati c'erano i migliori detective in omicidi della Scozia. Il padrone di casa, un ricco scrittore di romanzi gialli, li aveva invitati per una consulenza sul suo nuovo libro. Per non essere disturbato, quella sera aveva congedato la servitù, avrebbe ricevuto lui gli ospiti. Il primo ad arrivare era stato il detective Richmond, il quale incarnava tutti gli stereotipi classici dell'investigatore privato. Lungo trench color panna, cappello a tesa larga in testa e una pipa di radica in bocca. Aveva esordito facendo argute osservazioni sull'enorme villa in cui si trovava, nelle vaste campagne scozzesi, si era poi accomodato nello studio fumando l'aromatico tabacco della sua pipa. Durante una breve conversazione avevano sentito suonare alla porta, era la signorina Faraday con il suo storico ragazzo, nome d'arte Mr. Mistery. Erano conosciuti in tutto il paese come la “Coppia del mistero” poiché avevano indagato con successo ai più intricati casi d'omicidio, dove una componente paranormale la faceva da padrone. Subito dopo era arrivata la signora Mc Lindsey, impellicciata ereditiera che più per noia che per passione, aveva iniziato ad aiutare la polizia nei casi in cui era coinvolta l'alta società. Portava al guinzaglio un piccolo barboncino. Ultimo di tutti, in estremo ritardo sulla convocazione, si era presentato alla porta il trasandato investigatore italo-scozzese, il signor Argentoni.

“Bene, ci siamo tutti. Possiamo trasferirci a tavola” - aveva detto l'importante scrittore - “Come avete potuto vedere, ho congedato la servitù, servirò io stesso la cena. Se ora volete scusarmi, tornerò con gli antipasti”. Si allontanò lentamente mentre gli ospiti prendevano il posto che gli era stato assegnato a tavola.
Passò quasi un'ora prima che i commensali si accorsero dell'incomprensibile mancanza del signor Wheeler, il padrone di casa.

“Dovremmo andare a cercarlo...” disse sospettosa la signora Mc Lindsey “...e se si fosse sentito male? Se si fosse ferito in cucina?”
Argentoni rispose: “In cucina non c'è, sono appena passato lì davanti per andare in bagno”
“Che padrone di casa cafone!” sbottò Mr. Mistery “Ci lascia qui per seguire i suoi affari! Ora vado proprio a dirgliene quattro... Non mi è mai stato simpatico!”
“Stai tranquillo, non ti arrabbiare, avrà dovuto rispondere ad una telefonata importante.” lo ammonì la sua ragazza, accarezzandolo su una spalla. Lui, come se non avesse ascoltato una parola, si alzò, strisciò rumorosamente la sedia sul pavimento e salì le scale che portavano al piano sovrastante.
A quel punto il detective Richmond disse “credo che il signor Wheeler sia antipatico a tutti, a quanto mi è dato di sapere ha pubblicato una storia su ognuno di noi, senza il nostro consenso. Andremo a cercarlo, io mi dirigerò verso la cantina, voi provate altrove.”
Udite quelle parole si alzarono tutti dal tavolo e si sparpagliarono per la casa.
Dopo soli alcuni minuti un grido si alzò dalla cucina, era la signora Mc Lindsey, mentre il suo cane abbaiava in maniera sguaiata. Tutti accorsero il più presto possibile e quello che gli si palesò davanti agli occhi fu agghiacciante per i più. Il signor Wheeler era riverso in un'abbondante pozza di sangue con un coltello da cucina impiantato fra le costole. Proprio in quel momento suonarono alla porta. Richmond disse: “non aspettiamo altri ospiti, chi potrebbe essere?”. La signorina Faraday, ancora un po' scossa gli rispose “forse Wheeler ha visto il suo aggressore e ha chiamato la polizia! Dovremmo andare tutti ad aprire.”
Si spostarono verso l'ingresso ma davanti alla porta non trovarono la polizia bensì un garzone delle pizze con una consegna per il padrone di casa. “Il signor Wheeler ha ordinato una pizza meno di un'ora fa” - disse - “Volevo scusarmi personalmente con lui del ritardo, come sapete la sua casa è molto lontana dal paese”. Prese veloce la parola Argentoni “il signore ora è irreperibile, pagheremo noi la sua ordinazione e gli riferiremo le sue scuse.” tirò fuori una manciata di sterline dalla tasca, prese la pizza e salutò il garzone, chiudendo la porta alle sue spalle. Mr. Mistery allora disse sbattendo i pugni su una credenza “Perché avrebbe dovuto ordinare una pizza se sapeva che lo stavamo aspettando in sala per gli antipasti? Veramente una persona insopportabile!”
“State tutti tranquilli!” gridò la signora Mc Lindsey “è ovvio che l'assassino si trova ancora in questa casa, ed è uno di noi!”
“Io credo che il principale sospettato sia il signor Argentoni” irruppe il detective Richmond “lui è passato dalla cucina all'ora del delitto e non ha un alibi... È lui il colpevole!”
“Come si permette!” gli rispose innervosito l'investigatore di origine italiana “Ci siamo tutti allontanati dal tavolo e nessuno di noi ha un alibi. Potrebbe essere stato chiunque! Consiglierei di calmarci e sederci di nuovo ai nostri posti, per ricostruire tutta la serata.”

La ricca signora Mc Lindsey era la più agitata di tutti “Mr. Mistery è colui che di più lo aveva in antipatia, lo ha detto più volte durante la serata! E la pizza? Cosa c'entra la pizza!”
“Ce l'avevamo tutti con lui! Perché ora ve la prendete con me!” disse deciso Mr. Mistery “Secondo me la pizza è un indizio. Come al solito l'assassino tenta di lasciare degli enigmi per la soluzione del caso.”
“Certo! Ci succede sempre!” disse la signorina Faraday “Io continuerei ad indagare sulla pizza!”
Richmond le rispose: “Ma che scemenza! In cucina c'è un cadavere potenzialmente pieno di indizi! Andiamo a controllare quello!”

Si mossero tutti verso la cucina ma lì trovarono tutto ripulito ed un corpo mancante. “Proprio paranormale! Come nei nostri casi!” gridò la compagna di Mr. Mistery.

Il signor Wheeler a quel punto uscì da un ripostiglio, battendo le mani. “Bravi, bravi! Ora ho una storia interessante per il mio nuovo libro. Un gruppo di detective imbranati che non riesce a distinguere un uomo vivo da uno morto e un po' di salsa di pomodoro dal vero sangue.”. Ridendo fragorosamente si avvicinò alla porta d'ingresso, aprendola. “Potete andarvene tutti ora, non c'è alcuna cena per voi, ma vi ringrazio molto, non avrei saputo cosa scrivere senza la vostra performance di stasera”. Pian piano uscirono tutti dalla casa, in silenzio, un po' per rabbia un po' per vergogna. Argentoni prima che venisse chiusa la porta si girò e disse “...e la pizza? Cosa c'entrava la pizza?”. Il signor Wheeler fece un grande sorriso e disse “Niente, quella è la mia cena. La ringrazio per avermela pagata”.

Rispondi. O reagisci.

-Rispondi, dove sono le caramelle, rispondi!-

L’impotenza non è madre del vizio, nemmeno il padre. Gianni, tabaccaio ormai dalle sigarette stanche e dalle bilance irrequiete, non rispondeva. Era inerte, passivo, stanco. Stanco di essere straziato da questi bambocci cresciuti male che, arrogantemente, pretendevano altro e solo che caramelle. Nient’altro. La fonte di giocosità dei bambini, dai 16 ai 35 anni, era, per l’appunto, privare e saccheggiare il reparto dolciumi del tabaccaio del quartiere. Bello il tempo in cui, pensava Gianni, si vendevano i sali e i tabacchi; magari anche qualche giornale ogni tanto, qualche rivista speranzosa. Invece ora nulla, il tabaccaio era privo di energie, di caramelle, di sali e di tabacchi.

-Allora ste caramelle me le dai si o no? – gridava la voce della prepotenza infantile.

Gianni non rispondeva. Ancora pensava. Perché schiavi di bambini non cresciuti? Perché la sottomissione di aborti mistificati al naturale? Dov’è l’intersezione storica? Il passaggio lento della trasformazione bambinesca di ogni bisogno? Dove? Quando? Quando le caramelle sono diventate bene di prima necessità? Il pane non è più buono? non è più necessario? non è più puro con le sue ditate fermate da calori fornaci?

-Voglio le caramelle!! Dammi ‘ste caramelle!! Allora? – insisteva il rappresentante della prole indegna.

Analiticamente Gianni conosceva il contenuto plastico all’interno di ogni caramella: probabilmente zucchero, colorificanti, additivi di ogni genere e glucosio. Che bella è la parola glucosio, pensava Gianni. E’ una parola che rimanda ai glutei formosi di qualche mamma incinta, alle glasse sane che divorava da piccino. Forse le caramelle andavano letteralmente a ruba proprio per questo, per il fascino del glucosio. Gianni, no. Non perderti. Non ha senso. Qui non ha proprio senso. Concentrati sull’interlocutore. Dai Gianni rispondi! Dai Gianni reagisci!.. Gianni dì qualcosa! La bocca s’era impastata, il pensiero era lucido su quel bischero pieno di brufoli al di là di un desertico bancone :

-Dammi le caramelle! Dammele! – il ragazzino impertinente non mollava.

Gianni, si chinò leggermente. La mano destra in fondo al cassetto trovò l’oggetto di sacralità terrene. Lo prese e sparò. S’avvicinò verso il ridicolo cadavere con il pugno sinistro intriso di orsetti gommosi. Ficcò uno a uno i 200 orsetti gommosi nella morta bocca ferrata.

-Eccoti le caramelle. Stronzo.-